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Torre Canne 2015 - La ricerca della felicità

La domanda di psicoterapia, nostra o dei nostri pazienti, nasce dal dolore e dalla confusione per qualcosa di complicato – o di troppo grave – che sta accadendo nella vita.
Il dolore ha in sé l’immagine della ferita, che mostra ciò che la pelle protegge e nasconde: la carne viva; metaforicamente: l’intimità dolente, sempre difficile da mostrare perché il dolore chiede di nascondersi, di non essere visto. Ma la ferita è anche apertura, esposizione di tenerezza e fragilità, e segnala un bisogno di cure, di un aiuto per la formazione di una nuova pelle.
Nel nostro lavoro, e durante la formazione, ci alleniamo insieme ai nostri pazienti a comprendere, vedere e curare ferite, e l’infelicità che ne deriva. Facciamo questo anche grazie a ciò che sappiamo di noi di stessi, da cui discende la nostra capacità di riconoscere, analizzare e utilizzare ciò che le nostre emozioni e la nostra storia – ferite incluse – ci suggeriscono, sull’infelicità che è di fronte a noi.
La ricerca delle risorse proprie dei pazienti e la trasformazione del significato dei comportamenti patologici in “dono d’amore”, sono cardini essenziali del nostro approccio terapeutico ma resta, diffusa nell’ambiente psicoterapico complessivamente inteso, una sorta di resistenza a cercare e riconoscere gli aspetti funzionali, positivi, felici dell’esperienza esistenziale dei pazienti, come se il significante fosse rintracciabile solo nel dolore e non, ugualmente, anche in ciò che si sperimenta come felice.
Da questa postura scaturiscono errori terapeutici, fatiche inutili per tutti, spreco di risorse umane.
Proveremo perciò, quest’anno a Torre Canne, a esercitarci sul riconoscimento di quelle parti che hanno a che fare con l’altra faccia del dolore, la felicità, allo scopo di renderle maggiormente riconoscibili e disponibili per noi stessi e per il lavoro che facciamo, allo stesso modo in cui impariamo a riconoscere e trattare le nostre ferite.
Cominciamo allora col fare a noi stessi queste domande:

  1. qual è, tra le diverse possibili, una definizione per me accettabile di felicità, e quali ne sono i limiti;
  2. quando io sento di essere felice;
  3. da chi ho appreso, e quando, il mio modo di riconoscere e sperimentare felicità;
  4. come immagino il rapporto tra felicità e psicoterapia, e tra felicità reale e possibile del terapeuta e felicità possibile e reale del paziente.

Un’inutile esercitazione filosofica, qualcuno penserà…
Mettiamola così, invece: una ricerca profonda – non usuale e perciò non scontata – su ciò che penso della mia e altrui capacità di star bene, e sulla mia capacità di conoscere (e conoscermi) anche nella capacità di godere, riconoscere (ciò che dà e mi dà felicità), essere riconoscenti (a chi mi ha dato quel poco o quel tanto che dà felicità).
Come avete già intuìto, tocca fare un’esercitazione multipla: teorica (rispondendo alla domanda 1), riflessiva personale (rispondendo alle altre domande), e quindi di confronto nel gruppo, per elaborare un punto di vista definito, da proporre alla comunità di Change sul rapporto tra ricerca della felicità e psicoterapia (cioè sulla domanda 4).
La formula sarà quella già felicemente sperimentata negli ultimi anni:

  • un intenso lavoro personale che produrrà un vostro testo personale, da costruire da ora al giorno dell’incontro;
  • un confronto nel gruppo di appartenenza, che impegnerà tutta la giornata del sabato 18, e che si concluderà nella produzione di una comunicazione – nella forma della comunicazione scritta e/o della comunicazione non verbale, attraverso una scultura o con ogni altra modalità che la vostra creatività indicherà – all’assemblea della scuola;
  • il lavoro in assemblea la domenica mattina, che sarà concluso dai feedback dei didatti, che vi racconteranno le loro personali idee al riguardo, in quella che già potete prevedere una fantastica festa della differenza, tra ciascuno di noi.

Come incoraggiamento e viatico, godetevi intanto questo frammento dei “Dieci Comandamenti” di Roberto Benigni dedicato, manco a farlo apposta, alla felicità.
Anche questo sarà un modo per festeggiare la decima edizione degli incontri residenziali, che di tanta bellezza hanno segnato la nostra esperienza di Scuola.
Buon lavoro!
I vostri didatti

Bari, 5 marzo 2015

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